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| Esprit de cubisme à Venise * |
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di Francesca Brandes |
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Avere la testa libera!
Il concetto obnubila … Georges Braque |
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| Il mandolino giallo,1959 |
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Già direbbe tutto il Vaso blu di Gino Severini, quell'opera su tela che nel 1950 viene finalmente esposta a Venezia: fascino della geometria, compenetrazione dei piani nel carattere rigorosamente costruttivo e quel piano d'appoggio proposto in verticale, un omaggio a Cézanne. Perché è lì che bisogna cercare le tracce della simpatia del giovane Ernani Costantini per la struttura cubista, alla radice.
Sono anni cruciali, nella città lagunare, quelli dell'immediato dopoguerra, con la Biennale d'Arte che riapre nel 1948: vi si celebrano Gino Rossi ed Arturo Martini (scomparsi entrambi da poco), si visita la mostra personale di Picasso, si può ammirare la collezione Guggenheim. Ancora, la scultura di Arp e di Henry Moore, Brancusi e Calder (con il primo Mobile), Lipchitz e Giacometti; la retrospettiva dedicata a Turner e la mostra degli artisti tedeschi bollati da Hitler come "degenerati". È un successo: Venezia esce finalmente dall'isolamento culturale in cui l'aveva relegata il regime fascista e recupera un ruolo di riferimento artistico internazionale. La ricollocazione delle opere dei musei dai depositi di sicurezza diventa l'occasione per allestire mostre memorabili: i primitivi veneziani alle Gallerie dell'Accademia o la celeberrima "Cinque secoli di pittura veneta" a cura di Rodolfo Pallucchini a Palazzo Ducale. Già dal 1946, Carlo Scarpa e Mario De Luigi istituiscono in città la Scuola Libera di Arti Plastiche. |
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Ernani trova lavoro – dopo la parentesi bellica che lo vede impegnato nella Guerra di Liberazione in un reparto aggregato alla Quinta Armata U.S.A. – dapprima alla Scalera Film come pittore di scenografie, poi all'Ufficio Idrografico del magistrato alle Acque come disegnatore. Nel 1949 vince una cattedra per l'insegnamento del disegno, l'anno successivo si sposa e si trasferisce (fino al 1952) a Vittorio Veneto. Nel frattempo, l'artista si guarda intorno, osserva, studia e dipinge. Qualche decennio più tardi, riporterà in un ordinato elenco manoscritto le fasi della propria ricerca: "Questo periodo – sintetizza – s'identifica con la scoperta di Braque, Picasso, Gris e Severini, o meglio con l'accettazione da parte mia del fenomeno del cubismo attraverso la mediazione di Gigi Scarpa. Mi era sembrato che il paesaggio veneziano potesse egregiamente prestarsi all'interpretazione cubista. Lavorando in questo senso, incontrai il 'mistero dell'acqua e dell'atmosfera' …" Un inciso significativo nel percorso ideale di Ernani Costantini: la libertà di pensiero, uno dei tratti distintivi del suo percorso, non lo induce ad abbracciare acriticamente posizioni estreme, ma a mediarle, ad operare dei distinguo sulla base del proprio sentire. Lo stesso Braque, tra i cubisti 'storici' forse il più vicino a Costantini, aveva esplicitamente dichiarato, dal canto suo, di aver cura di mettersi all'unisono con la natura, invece di copiarla.
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| La giornalaia, 1953-54 |
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| Casa sulla cascata, 1957? |
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Già Cézanne – punto di riferimento costante di Ernani lungo tutta la sua carriera – aveva preso a staccarsi dalla friabile lezione impressionista per bloccare la luce in masse geometriche tridimensionali: il cubo, la sfera, il cilindro. È un'eredità raggiante, intellettuale, ma affondata nell'emozione come stratificazione geologica, quella che raccoglie Costantini: è il mondo della Sainte-Victoire che incombe sulla piana di Aix. Si tratta di un filo tenace, quel sottile assillo di cogliere di un oggetto, di una situazione tutte le sfaccettature molteplici e di esporle sul piano del dipinto come somma simultanea di momenti percettivi, razionali sì, ma anche lirici. Si evidenzia perciò, oltre ogni manifesto ideologico, una preziosa armonia di strutture e di modulazioni tonali; un lume trasparente affiora dalle cesure dei pieni e conduce la vivezza dei colori ad una limpida omogeneità. In tal modo, l'intelaiatura cubista di queste prove – tutte appartenenti ai decenni Cinquanta e Sessanta – agisce certo sul quotidiano, facendo tralasciare la funzione empirica della prospettiva, ma approda decisamente ad una realtà visiva e tattile ricostruita per pure evidenze pittoriche. Con spunti tratti dal mondo reale (la sedia, gli strumenti musicali, bottiglie e bicchieri, la frutta), l'artista apre una sequenza di ricerca analitica, e tuttavia – come riesce ad evitare l'arabesco variopinto dei Fauves – non accede alla frantumazione astratta. L'oggetto resiste, anzi rinasce, con un'evidenza emblematica che rinnova l'esperienza del reale in pittura: mai chitarre furono delineate con altrettanta precisione, soprattutto volumetrica; mai colore fu più certo, vero, inoppugnabile. Si potrebbe sostenere che Ernani gioca con gli elementi del cubismo, ponendo piuttosto alla scena contemporanea questioni di linguaggio pittorico e di coerenza morale. |
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Il 3 marzo del 1950 si scioglie a Venezia il Fronte Nuovo delle Arti, schiacciato da opposte posizioni ideologiche, soprattutto per ciò che concerne il ruolo dell'artista nei confronti del proprio pubblico e della propria funzione civile. La contraddizione non tocca Ernani Costantini: il suo calmo fervore, la sua necessità di sperimentare e le armoniose conclusioni a cui giunge con senso di sobrietà e di eleganza formale, ci offrono in questi lavori un esempio di coerenza lampante. Così in Morandi (che pure, da principio, non entusiasma l'artista); così, per altre vie, in Matisse. L'unità di visione si semplifica: talvolta la composizione si realizza per incastri di elementi geometrici rigidamente frontali, che assomigliano un po' alle figure "ritagliate" del mosaico bizantino. In altri casi, Costantini si lascia prendere da un comporre più dinamico, creativo, che si avvicina alla sequenza cinematografica (come nelle grandi prove, anch'esse degli anni Cinquanta, di Caffè a Rapallo o La giornalaia). Con il gusto sincero del dipingere, del costituire, per dirla con Braque, un fatto pittorico, Ernani crea comunque un'arte distesa, intessuta di colore, dove il contrasto degli elementi figurali e della materia si pacifica nella grande aspirazione interiore dell'artista ad una personale classicità: la stessa della poesia di Valéry o della musica di Ravel, amato creatore di strutture sonore, in cui il particolare prezioso di una nota si esalta nell'organismo della composizione, quanto lo specchiarsi di certi colori puri nella lucida organicità dell'immagine in Ernani.
Appaiono in questa mostra lavori preziosi, in cui l'artista abbandona la sperimentazione cubista in senso stretto (anche se ne mantiene il rigore compositivo e gli equilibri), per celebrare le proprie passioni con una libertà inventiva di rara bellezza: così sono nate le opere dedicate a Le Corbusier e Wright, la veduta dell'interno della cappella di Notre-Dame du Haut a Ronchamp e una raffigurazione ispirata alla Casa sulla cascata. L'intento descrittivo si fonde ad una ricerca luministica che già preannuncia le opere dei decenni successivi. È una luce materica, quella che contraddistingue l'avventura pittorica di Ernani Costantini, ma con una componente epifanica che commuove. È allora che la luce ritorna viva al quadro, naturale, come filtrasse da una porta aperta, anche se non esclusivamente fenomenica. Sta forse qui, nel trascorrere dall'episodico al fondamentale, il cuore della lezione cubista in Ernani Costantini, quasi il presente raffigurato avesse dignità di massa e non conoscesse solo i contorni della tela. Un piantarsi più fondo dell'arte nella vita, un atto di fiducia.
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| Notre-Dame-du-Haut, 1957 |
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*^ Dal catalogo della mostra Ernani Costantini: Esprit de cubisme à Venise a Parigi |
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