|
|
|
 |
|
Ernani Costantini all'Opera Bevilacqua La Masa* |
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
di Stefano Cecchetto |
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
 |
|
Ernani Costantini nel davanti Il ballo,(1956, olio su tela, 140x190 cm, ogi distrutto); il dpinto fu esposto nella personale alla Galleria Bevilacqua La Masa del 1957. |
|
|
La compagine di nomi che compare nel catalogo della 41ª Mostra Collettiva dell'Opera Bevilacqua La Masa comprende alcune figure che saranno poi determinanti nel percorso artistico nella Venezia del secondo dopoguerra. Edmondo Bacci, Saverio Barbaro, Ennio Finzi, Corrado Balest, Miro Romagna, Giorgio Dario Paolucci e i numerosi altri che restano i protagonisti di quella svolta epocale che ha segnato il 'compromesso' tra il linguaggio figurativo e quello astratto.
In questo contesto spicca la figura di Ernani Costantini, che proprio in quella specifica collettiva fa il suo esordio nel panorama espositivo istituzionale e nella quale presenta un dipinto intitolato Venezia, decisamente un omaggio alla città che lo ha visto nascere e poi crescere nella sua formazione artistica.
Nel novero di una pittura consacrata a una vera e propria caratteristica sentimentale e visiva del soggetto, direi quasi una quintessenza pittorica, che seguita a vivere nella mente dell'artista anche oltre le forme e i dettami dell'opera compiuta, il lavoro di Ernani Costantini procede per contrasti e nella persistenza di una peculiarità che dichiara la controprova infallibile di una indubbia qualità stilistica.
Saranno poi le presenze alle Collettive degli anni successivi – dal 1956 al 1965 – a confermare questa tendenza nello sviluppo di un evolversi che si presenta strutturato nelle differenti tematiche espressive dei soggetti: Composizione con i giornali del 1956 e Composizione con la copertina rossa del 1957, dentro ai quali emerge l'elaborazione destrutturata delle avanguardie di inizio secolo, ma con atmosfere più calme e decantate che si limitano a una sorta di pacata evidenza compositiva. |
|
|
|
|
Come si evince tra l'altro da un bel dipinto del 1954: Strano interludio, dove il tema della figurazione è scomposto e ricomposto in un condizione domestica che rivela un temperamento nitido e sereno.
In una puntuale recensione sull'artista, Guido Perocco mette a fuoco ne «Il Gazzettino» del 6 aprile 1957 quella peculiarità di Costantini a sviluppare un suo 'astrattismo anomalo' nella convergenza di un distintivo linguaggio che libera la figurazione dall'obbligo narrativo del soggetto per poi espanderlo nel tempo e nello spazio di un espressionismo più ampio e libero.
|
|
 |
|
Strano Interludio,1954, tecnica mista su tavola, 45x60 cm, ubicazione ignota
|
|
|
|
|
|
|
|
|
L'occasione delle mostre collettive all'Opera Bevilacqua La Masa restano per Costantini anche un momento di incontro e di confronto con gli artisti della sua generazione nel clima di una partecipazione attiva alla vita culturale della città. Questo procedere promiscuo tra i pittori che partecipano alle esposizioni nella Galleria di Piazza San Marco favorisce connessioni che si riflettono puntualmente anche nel lavoro di ognuno. Molti di questi, allora giovani artisti, varcano deliberatamente i limiti del proprio linguaggio espressivo per confluire nelle diverse esperienze acquisite guardando i colleghi, o assimilate nelle frequenti discussioni sul procedere dell'arte. |
|
|
 |
|
Taliesin West, 1957, olio su tela, 90x140 cm,
Comune di Volpedo
|
|
|
Si tratta di un incedere corale dove la pittura è decisamente al centro di una personale ricerca filtrata anche attraverso il linguaggio delle esperienze straniere 'respirate' nelle differenti edizioni delle Biennali veneziane di quegli anni.
Saranno quindi alcune opere realizzate tra la fine degli anni Cinquanta e i primi del Sessanta, tra le quali: Natura morta alla finestra; Taliesin West; L'edicola e Natura morta arancione, a determinare, per Costantini, la cifra di una trasfigurazione che va a frantumare la figura per stabilire il segno dentro ai codici della pittura internazionale.
Attraverso queste esperienze formative, la ricerca dell'artista trova però un lessico personale che induce a una libertà di espressione più ampia e che rivela il preciso orientamento di un gusto – irrevocabilmente situato tra l'astrattismo e la nuova figurazione – per l'orientamento di una corrente che si connota decisamente in quella che possiamo definire come un'estetica dell'arte del Novecento.
Scomparsi i canoni e gli schemi dei differenti movimenti, resta l'opera, dentro alla quale l'artista non si rivolge più alla tradizione per trarne un insegnamento, ma per trasformarla attraverso la rivisitazione del segno in un soggetto d'ispirazione che ne rievoca l'aura nostalgica e riporta il concetto di natura tra la vita moderna e la storia. |
|
 |
|
Natura morta arancione, 1958, olio e sbbia su tela, 70x100 cm, Venezia, collezione privata |
|
 |
|
Messaggio di un mattino, 1962, olio su tela, 75x100 cm, Venezia, collezione privata |
|
|
Questo si evince soprattutto nel ciclo dei dipinti realizzati tra gli anni Sessanta e il decennio degli anni Settanta dai quali emerge la consapevolezza di una concettualità comunque riconducibile ai temi dal vero che Costantini suggerisce nei suoi dipinti più evocativi e con soggetti più riconoscibili, quali: Ponte San Cristoforo del 1961; Messaggio di un mattino del 1962: Lo studio a San Canciano del 1963 e Interno del 1970.
In questo periodo la pittura di Costantini svolta verso una figurazione più decisa che conferma le scelte di un gusto personale, dettato non tanto dal mercato o dalle commesse per le opere d'ispirazione religiosa, quanto piuttosto per una risoluta propensione a trovare uno stile più fluido, senza peraltro rinunciare ai valori che gli sono naturali. Il segno diventa così più aderente all'emozione di uno stato d'animo sensibile, anche nella selezione dei colori che si fanno pacati, quasi emaciati nella trasparenza dei piani cromatici.
Penso a Il calice del 1968, Qualche patata del 1970 e Le uova del '71 che, pur nell'assoluta assenza di descrittivismo e di evocazione naturalistica, giungono a comporre un mondo sbocciato dall'interno che sembra appena assunto all'espressione ancora tremante di quell'aurea di luce bianca che rende prezioso e leggero come un ricordo, il colore. |
|
 |
|
Lo studio a San Canciano, 1963, olio e sbbia su tela, 85x140 cm, Treviso, collezione privata |
|
 |
|
Jazz, 1956, olio su tela, 70x55 cm, Venezia, collezione privata |
|
|
Questa distinzione, nella ricerca di uno stile autonomo, fa sì che l'artista venga presto segnalato come una voce fuori dal coro e apra a Costantini la possibilità di entrare a far parte di quel selezionato gruppo di artisti invitati a partecipare alle mostre personali dell'Opera Bevilacqua La Masa.
Già nel 1957, a soli trentacinque anni, la sua prima personale negli spazi della Galleria a Piazza San Marco conta ben ventiquattro opere ed è presentata in catalogo dal critico Gigi Scarpa. Questa mostra diventa l'occasione per Ernani Costantini di presentarsi in maniera esaustiva dentro al perimetro di una consolidata istituzione veneziana e non a caso l'elenco delle opere in mostra rispecchia il meglio della sua recente produzione artistica. Il dipinto: Il jazz del 1956, resta l'esempio straordinario di un perfetto equilibrio tra lo stile, il ritmo e la fantasia immaginativa che rende quest'opera degna di una vetrina internazionale. Ma la mostra del 1957 è densa di un percorso espositivo vario e articolato che presenta altre opere significative, tra le quali: Il ballo, Composizione con chitarra e Burano. |
|
|
 |
|
Sabbia, 1959, olio su tela, 110x150 cm, Venezia, collezione privata |
|
|
Gli appuntamenti con la Bevilacqua La Masa si ripetono poi in diverse mostre personali negli anni successivi, e vedono l'artista sempre più impegnato a redigere l'inventario del suo lavoro, nella sequenza articolata di un rinnovato linguaggio espressivo.
Nell'edizione del 1959, l'elenco delle diciotto opere in catalogo conta tra le altre la suggestiva Sabbia del 1959 e Colombi – bianco, dello stesso anno, nelle quali ogni parvenza di 'forma' sembra risucchiata in una diffusa ed elegante stesura del colore.
Saranno poi le successive esposizioni del 1961 e quella del 1964 a determinare un appuntamento intermittente, direi ormai quasi atteso, con l'istituzione veneziana, per la presentazione dei recenti dipinti della sua produzione artistica. Nell'esposizione del 1964, spicca tra l'altro: La bottiglia sulla finestra, che dichiara i contrasti, apparentemente insolubili, di un chiaro-scuro affascinante. Le ultime due personali di Costantini alla Bevilacqua La Masa, quelle del 1968 e del 1970, sono decisamente inserite in un periodo difficile della società civile. Sono i tempi dove molti giovani artisti varcano deliberatamente i limiti del linguaggio espressivo: il consolidamento della Pop Art americana, apparsa in grande stile alla Biennale del 1964, e l'avvento dell'Arte Povera scandiscono l'ultima deriva a quel linguaggio pittorico che cerca di mantenere una qualsivoglia allusione con la realtà. |
|
 |
|
Colombi – bianco, 1959, olio e smalto su tela, 80x60 cm, Venezia, collezione privata |
|
 |
|
Bottiglia alla finestra, 1963, olio su tela, 40x50 cm, Venezia, collezione privata |
|
|
Ernani Costantini, controcorrente, sviluppa il suo coerente percorso nell'ansia di riconquistare alla pittura lo spazio che le spetta e presenta nell'edizione del 1968, diciotto opere che non affrontano la mischia del contemporaneo, né tentano l'evasione da uno stile ormai consolidato.
Radicato nella tradizione di una foggia personale, l'artista espone dunque alla mostra del 1970 un parterre di opere che rivendicano la qualità di un sentimento pittorico ormai immune da qualsiasi programmatica svolta votata al modernismo.
Sarà quasi un ritorno al naturalismo, e per un chiarismo che rivela il carattere spontaneo e trepido d'ispirazione della sua pittura. In una gamma di tinte primaverili, Costantini riporta sulla tela il risultato di un mestiere assiduo e sempre intento ad una elaborazione puntuale dell'opera. In questo modo, la freschezza della maniera non riflette nulla d'improvvisato, né di facile ottenimento, ma sboccia da una preparazione intensa e per una qualità preziosa e sonora. |
|
|
 |
|
Resurrezione, 1958, olio e sabbia su tela, 60x80 cm, Venezia, collezione privata |
|
|
Lo sviluppo di queste mostre personali non esclude comunque la sua partecipazione alle Collettive di quegli anni che intanto si snodano attraverso la selezione di una nuova generazione di artisti, rimanendo però attente al lavoro di coloro che propongono un lavoro di qualità.
Così nel procedere delle differenti edizioni, Costantini espone nel 1957 il dipinto: La serra e nel 1958 Natura morta con bottiglia; sarà poi nel 1959 alla 47ª edizione che l'artista si presenta con un'opera d'ispirazione religiosa: Il pane e i pesci, una raffinata composizione dentro alla quale ogni riferimento prosastico è smorzato da un segno interiore che si esterna esclusivamente nella pittura.
Un altro esempio di questa sua peculiarità espressiva risultava evidente già in un quadro del 1958: Resurrezione, dove l'artista rivela un suo carattere estatico, per un procedere dall'interno all'esterno. Opera lungamente meditata ed elaborata, magari faticata, ma sempre nel senso di uno scavo, di una messa in luce, e per la rivelazione di un profondo stato d'animo.
La partecipazione di Ernani Costantini alla 49ª e 53ª Collettiva degli anni Sessanta e alle personali del 1961 del 1964 e a quella edizione tormentata del 1968, è decisamente improntata a confermare una pittura estremamente sorvegliata e insistita, in cui l'apparente semplicità del segno è raggiunta attraverso l'assidua elaborazione di un continuo ritorno ai medesimi temi e soggetti, quasi per una serie di successivi aggiustamenti a una svariante prospettiva intima. |
|
 |
|
I pani e i pesci, 1958, olio, smalto e sabbia su tela, 79x100 cm, Venezia, collezione privata |
|
 |
|
Nudo, 1967, olio su tela, 45x60 cm, Venezia, collezione privata |
|
|
Queste gentili apparizioni: i fiori, i ritratti, i nudi e i paesaggi, questi fantasmi ricavati da una realtà apparentemente cancellata e pur affiorante negli schemi di strutture liquide e nello stesso tempo materiche, dove l'intimità raccolta della visione prende forma nel pacato e logorato sentimento del colore, altro non sono che la proiezione di una precisa identità.
Lo stesso Paolo Rizzi prende nota di questo felice ritorno dell'artista alla Bevilacqua La Masa in un trafiletto pubblicato ne «Il Gazzettino» del 13 novembre 1964 nel quale formula la tendenza di Costantini a riflettere sulla 'maniera' delle differenti avanguardie per poi tornare allo sviluppo di una pittura libera da schemi e transazioni obbligate:
|
|
 |
|
Il calice, 1968, olio su tela, 45x60 cm, Venezia, collezione privata |
|
|
|
|
|
|
 |
|
Qualche patata, 1968, olio su tela, 40x50 cm, Venezia, collezione privata |
|
|
|
Così l'artista, in queste sue pitture, ci appare il testimone di un'estrema volontà, il superstite di un classici- smo che si rivolge all'espressione per rivelare un'umanità sensibile e che lavora, delicato sensibile, pur nella consapevolezza di una realtà esorbitante ed ostile.
In questo suo procedere, Ernani Costantini, perfettamente consapevole del suo destino di artista coevo al suo tempo e delle rinunce in esso implicite, opera sullo strettissimo margine che la pittura moderna sembra allora consentire a chi, pur non sentendosi aderente ai linguaggi contemporanei, prosegue nel percorso di una maturità raggiunta dopo anni di studio tenace e raccolto e che si rivela ancora oggi fertile di molti e magari non prevedibili sviluppi. |
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
Note
|
|
|
|
|
01 ^ 41ª Collettiva dell'Opera Bevilacqua La Masa, Venezia, Galleria di Piazza San Marco, dal 23.12.1953 al 31.01.1953
02 ^ 44ª Collettiva dell'Opera Bevilacqua La Masa, Venezia, Galleria di Piazza San Marco, dal 22.12.1956 al 24.02.1957;
45ª Collettiva dell'Opera Bevilacqua La Masa, Venezia, Galleria di Piazza San Marco, dal 22.12.1957 al 31.01.1958;
46ª Collettiva dell'Opera Bevilacqua La Masa, Venezia, Galleria di Piazza San Marco, dal 22.12.1958 al 18.01.1959;
47ª Collettiva dell'Opera Bevilacqua La Masa, Venezia, Galleria di Piazza San Marco, dal 23.12.1959 al 24.01.1960;
49ª Collettiva dell'Opera Bevilacqua La Masa, Venezia, Galleria di Piazza San Marco, dal 21.12.1961 al 14.01.1962;
53ª Collettiva dell'Opera Bevilacqua La Masa, Venezia, Galleria di Piazza San Marco, dal 21.12.1965 al 15.01.1966.
03 ^ Guido Perocco, «Galleria», ne «Il Gazzettino Sera», Venezia,
6-7 aprile 1957
04 ^ Ernani Costantini, Galleria Bevilacqua La Masa, 30 marzo – 14 aprile 1957
05 ^ Ernani Costantini, Galleria Bevilacqua La Masa, 1 – 13 agosto 1959
06 ^ Errnani Costantini, Galleria Bevilacqua La Masa, 31 ottobre – 13 novembre 1964
07 ^ Ernani Costantini, Galleria Bevilacqua La Masa, 31 ottobre – 13 novembre 1964.
08 ^ Ernani Costantini, Galleria Bevilacqua La Masa, 25 ottobre – 8 novembre 1968.
09 ^ Ernani, Galleria Bevilacqua La Masa, 19 settembre – 2 ottobre 1970.
10 ^ Paolo Rizzi, «Mostre d'Arte», in «Il Gazzettino di Venezia», 13 novembre 1964.
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
*^ Dal volume AA. VV., Cento anni di Ernani, a cura di Francesca Brandes, Venezia, 2022 |
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
 |
 |
 |
 |
 |
 |
 |
 |
 |
 |
 |
|